ITALA MELA (1904 – 1957) e la Trinità
Itala nasce a La Spezia il 28 agosto 1904. Trascorre l'infanzia e l'adolescenza dai nonni materni, a causa del lavoro scolastico dei genitori. Nel 1915, dopo una discreta preparazione, riceve la Prima Comunione e la Cresima. Negli anni successivi si allontana dalla fede, fino al punto da professarsi atea. Nel 1922 ottiene la licenza liceale e si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Genova; grazie all’aiuto di due sacerdoti genovesi si apre nuovamente alla fede.
Durante il cammino di ricerca approda alla chiesa delle Vigne. Qui, nel marzo del 1923 segue il Quaresimale, un appuntamento molto seguito dai genovesi, perché ogni anno il predicatore era una persona di grande fama. Ha un colloquio con lui e confessa: «Io non voglio ingannarmi, però se dirò di sì al cristianesimo, lo dovrò fare in fondo e continuerò durante la mia vita. Anche se fosse un inganno non mi pentirò di avere vissuto come cristiano” (Manoscritto XLII pagg. 31-32)». In aprile, finalmente la decisione: «Signore, ti seguirò anche nelle tenebre, a costo di morire!» Per Itala inizia la nuova strada!
Grazie alla FUCI ha modo di avere una serie di incontri importanti con personalità eminenti con le quali resterà legata da profonda amicizia: il giovane Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI, il cardinale Schuster, padre Agostino Gemelli, don Divo Barsotti. Dopo la laurea ottiene una cattedra ed inizia la sua vita professionale come insegnante. Il 3 agosto del 1928, nella città di Pontremoli, vive le prime esperienze di Dio in sé. A settembre pensa alla vocazione benedettina, ma deve rinunciarvi perché ammalata. Infatti nel marzo del 1929 è colpita da una febbre altissima. Sempre in quell'anno, il giorno della SS. Trinità riceve dal Belgio una lettera, con la quale viene invitata a immergersi nella Trinità e a cambiare nome: Maria della Trinità. D’ora in poi la sua missione sarà far conoscere il Mistero intimo di Dio.
Non è suora, vive nel mondo, eppure sente il bisogno di emettere i tre voti di povertà, castità e obbedienza, ai quali aggiunge altri due voti: fare sempre l'azione più perfetta; soprattutto vivere e diffondere la verità dell'«Inabitazione» della Trinità nell'anima nostra. Il suo pensiero e il suo affetto, di giorno e di notte, nel lavoro, nel riposo e nelle lunghe ore di preghiera è sempre rivolto a Dio Padre e Figlio e Spirito Santo che abita nella cella del suo cuore. Nel 1933 conclude il noviziato benedettino con la professione come Oblata del Monastero in San Paolo fuori le Mura, a Roma.
A partire dall'11 giugno 1933, con la professione del suo quinto voto, l'«Inabitazione» diventa il centro della sua vita e della sua missione nella Chiesa. Nel 1936 è rapita da frequenti visioni celesti della Trinità, nonché da persecuzioni del demonio: vive la sua vita in carità ed umiltà. Nello stesso anno, compie il voto del più perfetto e le nozze mistiche. Il 21 aprile del 1941 presenta al Santo Padre Pio XII il Memoriale di Maria della Trinità e questi lo approva. Dal 5 al 15 ottobre 1946 compie a Genova un ciclo di Esercizi Spirituali e pensa di creare una famiglia sacerdotale, per la quale offrirà nel 1947 la vita eremitica.
Itala Mela muore il 29 aprile 1957 ed il 21 novembre del 1976 è stata dichiarata Serva di Dio. È tuttora in corso il processo di beatificazione.
Nodo centrale del pensiero di Itala Mela è la dottrina dell'inabitazione della Santa Trinità nella nostra anima. «Vivere l'Inabitazione è vivere il proprio Battesimo. Sarebbe un grave errore credere che il richiamare le anime a nutrire di questo mistero adorabile la loro vita, sia il richiamarle ad una "devozione" speciale: è piuttosto un invitarle a vivere della grazia che il Battesimo ha loro donato, a penetrare la realtà divina promessaci da Gesù: Veniemus et apud eum mansionem faciemus». (Itala Mela, Manoscritti, 4,52).

EUGENIO FASSICOMO (1864 – 1902), L'Opera dei derelitti.
Nasce a Genova il 2 febbraio 1864 e lo stesso giorno viene portato al fonte della parrocchia di S. Maria delle Vigne per ricevere il S. Battesimo.
Fin da bambino rivela una salute delicata e un carattere piuttosto timido: nessuno avrebbe potuto scorgere in lui il Fondatore di opere coraggiose e innovative.
Presto sente la vocazione al Sacerdozio, ma non può assecondarla, perché costretto a fare il rivenditore di libri nel negozio paterno. Qualche tempo dopo, riesce ad iscriversi alle Scuole del Seminario; nello stesso tempo frequenta con il padre il Patronato di San Vincenzo, divenendo educatore dei piccoli assistiti. Inoltre, entra a far parte della Veneranda Compagnia di Misericordia, la quale – ancora oggi – opera a Genova a favore dei detenuti.
Il 28 maggio 1893, finalmente, corona il suo sogno e diventa Sacerdote; celebra la prima S. Messa nella abbazia gentilizia di S. Matteo, poco lontano dalle Vigne.
Inizia il suo breve, ma intensissimo ministero. In soli due anni fonda e segue: il Ricreatorio popolare per i giovani; l’Opera del catechismo permanente per l’istruzione religiosa di giovani e adulti; il Circolo S. Giorgio per lo svago dei giovani; la Banda musicale e la Filodrammatica “Silvio Pellico”
Nel 1896 raggruppò tutte queste istituzioni nella “Opera Madonna di Pompei” al fine di coordinarle meglio. E, più tardi, fondò ancora: la Congregazione di S. Giuseppe per i fanciulli abbandonati del Centro storico; la Casa S. Agostino per i giovani usciti dal carcere; il Circolo S. Giovanni Battista per l’attività culturale, teatrale e fisica dei giovani.
Davvero si resta ammirati per tante iniziative! A queste va aggiunta la più importante di tutte: l’Opera dei Derelitti. È l’ultima in ordine di tempo, quella a cui andrà per sempre legato il nome di don Fassicomo. Chi sono i Derelitti? Bambini, ragazzi e giovani abbandonati dalla famiglia. Don Eugenio li accoglie e per loro erige una Casa ben attrezzata, dove insegnare qualche mestiere.
Nel giro di poco tempo l’Opera dei Derelitti si afferma, anche attraverso la raccolta delle cose usate. Questa era la pubblicità per farsi conoscere: “Chi deve mutar casa, traslocare ricordi che ha nell’Opera dei rifiuti un’alleata indispensabile. Dovendo disfarsi di roba inutile, rottami, mobili sgangherati, utensili guasti, vecchiumi e ingombri d’ogni genere, si leverà ogni fastidio telefonando ai Derelitti, che accorreranno con sacchi e carretti e in un baleno faranno la casa vuota”!
Nella sua opera a favore della gioventù don Fassicomo ricevette aiuto anche da Elisa Mezzana – anch’ella devota della Madonna delle Vigne – la quale diverrà la Madre dei Derelitti.
A fine settembre 1902 si ammala gravemente; l’Arcivescovo Pulciano, informato delle condizioni gravi, si reca a trovarlo e, dopo un lungo ed affettuoso colloquio, fa sua l’Opera del Fassicomo. Questi, dopo soli 9 anni di ministero sacerdotale, muore serenamente, accettando la volontà di Dio. È il 5 ottobre 1902.
L’Arcivescovo mantiene la parola ed affida l’Opera dei Derelitti all’Istituto degli Artigianelli di Monza, condotto dai Religiosi istituiti da un altro grande educatore, il Beato Ludovico Pavoni (1784–1849).

BENEDETTO XV (1854 – 1922): un genovese sulla Sede di Pietro
Giacomo Della Chiesa, che divenne papa con il nome di Benedetto XV (1914 – 1922), è uno dei figli più nobili e grandi di Genova. Ancora parlano di lui i luoghi dove è passato: il palazzo di famiglia, in salita S. Caterina, ove è nato il 21 novembre 1854; l’Insigne Collegiata di S. Maria delle Vigne, dove ha ricevuto il Battesimo, le aule scolastiche del Seminario, e dell'Università, che lo hanno visto studente preparato ed intelligente.
La sua elezione a Successore di Pietro avvenne in un momento difficile, determinato dall’inizio della Grande Guerra; Benedetto XV non fu uno spettatore inerte di quanto accadeva nel mondo, ma un autentico apostolo della pace e della concordia tra i popoli.
Seppe accrescere grandemente l’autorevolezza della Chiesa che, con la luce del Vangelo, si poneva al di sopra di ogni delimitazione nazionalista. Si presentò come il padre di tutti gli uomini, desideroso di creare concordia tra i figli e mai discordia. Mise a servizio di questa missione la sue grandi doti naturali e sacerdotali.
Come ebbe a dire il card. Giuseppe Siri, Benedetto XV “fu un uomo di intelligenza superiore”, capace di cogliere le questioni umane nella loro verità e di armonizzarle tra loro, così da ricordare agli uomini non solo i valori morali, ma anche il modo per raggiungerli. Basti solo pensare ai continui appelli per la pace e alle puntuali indicazioni per sanare i conflitti, culminati nella celebre “Nota” alle Nazioni dell’agosto 1917. In essa il Papa enunciò, con limpida chiarezza, i principi più alti del diritto internazionale, del diritto delle genti, delle libertà necessarie ai popoli per vivere nella pace. Si può con ragione affermare che tanti tentativi positivi che l’umanità ha fatto, in seguito, per risolvere i conflitti mediante organismi internazionali, trovino i loro fondamenti nel programma di Benedetto XV.
Ai talenti personali aggiunse l’amore evangelico per ogni uomo: lavorò perché fiorissero negli animi sentimenti di perdono e di fratellanza; pregò perché si deponessero le armi e nei cuori si spegnessero l'odio e la violenza; si adoperò affinché ogni uomo vedesse nell'altro non un nemico da combattere, ma un fratello da accogliere ed amare, per costruire insieme un mondo migliore.
Trasformò il Vaticano in un’immensa organizzazione a favore dei prigionieri e delle famiglie colpite dal flagello della guerra. Tutti erano aiutati, al di là di ogni distinzione di fede, religione, nazione e politica. Innumerevoli famiglie ebbero la gioia di comunicare, tramite il Vaticano, con i loro cari e di inviare aiuti ad essi. Per questa generosità la Santa Sede si trovò in ristrettezze economiche.
Apostolo di pace non trascurò la cura della Chiesa universale: la pubblicazione del codice di diritto canonico, il sostegno agli studi della Sacra Scrittura, l’incremento della vita cristiana sono alcune testimonianze del suo magistero petrino.
Il legame con le Vigne non venne mai meno: nel 1915 i genovesi, guidati dall’Arcivescovo mons. L. Gavotti, si recarono a Roma e offrirono al Papa una statua della Madonna delle Vigne in argento. Nel 1920 lo stesso Benedetto XV volle offrire le corone auree per la quarta incoronazione della statua della Madonna e del Bambino. Alle Vigne sono conservati diversi ricordi di Benedetto XV, tra cui la croce pettorale.

ELISA GIUSEPPINA MEZZANA (1860 – 1942) e le Derelitte
Elisa Mezzana nasce a Genova il 14 aprile 1860 e lo stesso giorno viene battezzata nella chiesa di S. Maria delle Vigne. La sua è una famiglia agiata e numerosa: ben undici figli!
Fin da giovane è attratta dagli ideali della vita interiore, vissuta in profondità, e da quelli della carità evangelica. Ritiene che il modo migliore di realizzare la propria vita sia quello di entrare tra le Figlie della Carità di S. Vincenzo de Paoli.
Il 25 maggio 1879 veste l’abito religioso e assume il nome di suor Agnese. È mandata come insegnante in una casa delle Figlie della Carità a San Benigno (Torino). Purtroppo la sua salute è fragile, a motivo di una forte anemia, e il 5 luglio 1881 è costretta a ritornare in famiglia.
Un miglioramento rapido le riaccende la speranza! È inviata a Comacchio, dove la Congregazione ha una casa piuttosto in declino. La Mezzana non perde tempo: rinvigorisce la disciplina abbastanza rilassata delle giovani ospiti, fa migliorare l’aspetto materiale dei locali, imprime slancio spirituale ovunque. Purtoppo, la salute non la aiuta e dopo poco è costretta a stare a letto; addirittura, nel 1892 deve uscire le Figlie della Carità in modo definitivo.
Se abbandona la Congregazione in senso giuridico, nello spirito rimane una religiosa.
Con il tempo si delinea il disegno divino. Avvicina il sacerdote genovese don Giuseppe Fassicomo (1864 – 1902), noto in città perché si occupa dei giovani sbandati, chiamati i derelitti.
La Mezzana sente una attrattiva speciale per questo apostolato e decide di collaborare con don Fassicomo, che ben volentieri l’accetta. Con il tempo si mostra così zelante ed assidua nel suo impegno da meritare lei stessa il nome di “Madre dei Derelitti”.
Il Fassicomo ha grandi progetti: ampliare la sua opera a favore anche delle ragazze abbandonate, ma, improvvisamente, il 5 ottobre 1902 muore.
Elisa Mezzana sente di dover continuare l’opera, ma non è sicura. Il 26 gennaio 1906 ottiene un’udienza dal papa san Pio X, che la incoraggia: “la Provvidenza verrà. Voi farete il bene che Dio vorrà da voi e benedico voi, l’Opera vostra, tutti quelli che vi aiuteranno”.
Non perde tempo. Il 19 marzo dello stesso anno dà inizio alla sua opera. Suonano le 10 del mattino, Elisa Mezzana è raccolta in preghiera con tre ragazze nella chiesa delle Vigne, Santuario Mariano di Genova: affida alla sua Madonna il progetto che sta per iniziare. Poi, la piccola comitiva si reca al cimitero di Staglieno, presso la tomba di don Fassicomo. Qui prega ancora, implorando la benedizione del suo maestro.
Questo è il semplice avvio di un’opera che farà tanto bene a Genova e troverà consensi ovunque. Le assistite sono chiamate “Derelitte” e si moltiplicano di mese in mese.
Nel desiderio di dare stabilità alla sua opera, Elisa Mezzana pensa di dare inizio ad una nuova Congregazione. Il 14 settembre 1926, festa della Santa Croce, lei e le sue compagne vestono l’abito religioso, consacrandosi per sempre alla carità e al sacrificio. Devota di San Giusepe, ne assume il nome. Nascono le Figlie della Volontà di Dio per le fanciulle derelitte. Il sogno di don Fassicomo si compie!

EUGENIA RAVASCO (1845 – 1900) e la cura della gioventù
Eugenia Ravasco nacque a Milano il 4 gennaio 1845, terza dei sei figli del banchiere genovese Francesco Matteo e della nobildonna Carolina Mozzoni Frosconi. Fu battezzata nella basilica di Santa Maria della Passione e ricevette i nomi di Eugenia, Maria. Nel 1848, dopo la morte della giovane moglie, il padre ritornò a Genova. Eugenia restò a Milano con la sorellina Costanza, affidata alle cure materne della zia Marietta. Nel 1852, si ricongiunse con la famiglia a Genova che da allora divenne sua sede definitiva. Dopo tre anni, nel marzo 1855, morì anche il padre. Lo zio Luigi Ravasco, banchiere e cristiano convinto, si prese cura dei nipoti orfani.
Il 21 giugno 1855, nella Chiesa di Sant'Ambrogio (oggi, del Gesù) in Genova, a 10 anni, ricevette la Prima Comunione e la Cresima a cui si era preparata sotto la guida del canonico Salvatore Magnasco, futuro consigliere della Ravasco, nonché Arcivescovo di Genova (1871 – 1892). Da quel giorno si sentì attratta dal mistero della Presenza Eucaristica, tanto da non passare davanti ad una chiesa senza entrarvi per adorare il Santissimo Sacramento. Nel dicembre 1862, Eugenia Ravasco perse anche l'appoggio dello zio Luigi. Da lui raccolse non solo l'eredità morale di grande rettitudine, coerenza cristiana e munificenza verso i poveri, ma anche la responsabilità materiale della famiglia. Non si perse d'animo. Confidando in Dio e consigliata dal canonico Salvatore Magnasco e da saggi avvocati, si mise alla guida degli affari di famiglia. Il 31 maggio 1863, nella Chiesa di Santa Sabina in Genova, dove era entrata per salutare Gesù Eucaristia, attraverso le parole del sacerdote che in quel momento parlava ai fedeli, Eugenia Ravasco ricevette l'invito divino a “consacrarsi a fare il bene per amore del Cuore di Gesù”. Fu l'evento che illuminò il suo futuro e le cambiò la vita. Sopportò con fortezza le rimostranze dei parenti e il disprezzo delle signore del suo ceto e cominciò con coraggio a fare il bene intorno a sé.
Il 6 dicembre 1868, a 23 anni, fondò la Congregazione religiosa delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, con la missione di “fare il bene” specialmente alla gioventù. Il progetto educativo di Madre Ravasco era di educare i giovani e formarli ad una vita cristiana solida, operosa, aperta, perché fossero “onesti cittadini in mezzo alla società e santi nel cielo. Per quest'opera che le stava tanto a cuore, affrontò, con fortezza e fidando in Dio, gli attacchi velenosi della stampa avversa. Promosse il culto del Cuore di Gesù, dell'Eucaristia, del Cuore Immacolato di Maria. Manifestò sempre una forte devozione mariana. Scrive un suo biografo, P. Teodosio di Voltri: “i santuari furono la sua passione” e, tra questi, ricorda quello di Nostra Signora delle Vigne, tante volte visitato dalla Madre. Nel 1884, con altre consorelle, Eugenia Ravasco fece la professione perpetua. Nel 1892 affrontò con notevoli sacrifici e umiliazioni la costruzione di un edificio in piazza Carignano a Genova, per farne la “Casa per le giovani operaie”.
Consumata nella salute, Eugenia Ravasco si spense a Genova a 55 anni, nella Casa Madre dell'Istituto, la mattina del 30 dicembre 1900. “Vi lascio tutte nel Cuore di Gesù” fu il suo congedo. Nel 1948, S. E. Mons. Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova, introdusse la causa di beatificazione. Il 1° luglio del 2000, Anno Giubilare, il Santo Padre Giovanni Paolo II ne riconobbe l'eroicità delle virtù, dichiarandola Venerabile. Il 5 luglio 2002, lo stesso Giovanni Paolo II firmò il Decreto di approvazione del miracolo della guarigione di una bambina della Bolivia, ottenuto per l'intercessione della Madre Eugenia Ravasco.