BENEDETTO XV (1854 – 1922): un genovese sulla Sede di Pietro
Giacomo Della Chiesa, che divenne papa con il nome di Benedetto XV (1914 – 1922), è uno dei figli più nobili e grandi di Genova. Ancora parlano di lui i luoghi dove è passato: il palazzo di famiglia, in salita S. Caterina, ove è nato il 21 novembre 1854; l’Insigne Collegiata di S. Maria delle Vigne, dove ha ricevuto il Battesimo, le aule scolastiche del Seminario, e dell'Università, che lo hanno visto studente preparato ed intelligente.
La sua elezione a Successore di Pietro avvenne in un momento difficile, determinato dall’inizio della Grande Guerra; Benedetto XV non fu uno spettatore inerte di quanto accadeva nel mondo, ma un autentico apostolo della pace e della concordia tra i popoli.
Seppe accrescere grandemente l’autorevolezza della Chiesa che, con la luce del Vangelo, si poneva al di sopra di ogni delimitazione nazionalista. Si presentò come il padre di tutti gli uomini, desideroso di creare concordia tra i figli e mai discordia. Mise a servizio di questa missione la sue grandi doti naturali e sacerdotali.
Come ebbe a dire il card. Giuseppe Siri, Benedetto XV “fu un uomo di intelligenza superiore”, capace di cogliere le questioni umane nella loro verità e di armonizzarle tra loro, così da ricordare agli uomini non solo i valori morali, ma anche il modo per raggiungerli. Basti solo pensare ai continui appelli per la pace e alle puntuali indicazioni per sanare i conflitti, culminati nella celebre “Nota” alle Nazioni dell’agosto 1917. In essa il Papa enunciò, con limpida chiarezza, i principi più alti del diritto internazionale, del diritto delle genti, delle libertà necessarie ai popoli per vivere nella pace. Si può con ragione affermare che tanti tentativi positivi che l’umanità ha fatto, in seguito, per risolvere i conflitti mediante organismi internazionali, trovino i loro fondamenti nel programma di Benedetto XV.
Ai talenti personali aggiunse l’amore evangelico per ogni uomo: lavorò perché fiorissero negli animi sentimenti di perdono e di fratellanza; pregò perché si deponessero le armi e nei cuori si spegnessero l'odio e la violenza; si adoperò affinché ogni uomo vedesse nell'altro non un nemico da combattere, ma un fratello da accogliere ed amare, per costruire insieme un mondo migliore.
Trasformò il Vaticano in un’immensa organizzazione a favore dei prigionieri e delle famiglie colpite dal flagello della guerra. Tutti erano aiutati, al di là di ogni distinzione di fede, religione, nazione e politica. Innumerevoli famiglie ebbero la gioia di comunicare, tramite il Vaticano, con i loro cari e di inviare aiuti ad essi. Per questa generosità la Santa Sede si trovò in ristrettezze economiche.
Apostolo di pace non trascurò la cura della Chiesa universale: la pubblicazione del codice di diritto canonico, il sostegno agli studi della Sacra Scrittura, l’incremento della vita cristiana sono alcune testimonianze del suo magistero petrino.
Il legame con le Vigne non venne mai meno: nel 1915 i genovesi, guidati dall’Arcivescovo mons. L. Gavotti, si recarono a Roma e offrirono al Papa una statua della Madonna delle Vigne in argento. Nel 1920 lo stesso Benedetto XV volle offrire le corone auree per la quarta incoronazione della statua della Madonna e del Bambino. Alle Vigne sono conservati diversi ricordi di Benedetto XV, tra cui la croce pettorale.