SANTA VIRGINIA BRACELLI (1587 – 1651) e le Cento Dame.
Nella primavera del 1625 la Repubblica di Genova fu trascinata in guerra, a causa delle minacce di Carlo Emanuele, duca di Savoia e di Luigi XIII di Francia. L’esercito aggressore raduna 30000 uomini tra francesi e savoiardi ben armati. la Repubblica di Genova subisce gravi danni: cadono nelle mani dei francopiemontesi numerosi castelli del dominio ligure e la Città teme seriamente. Tuttavia, non cade: le azioni degli invasori non sono ben coordinate, arrivano in aiuto dei genovesi le galere spagnole ed anche soldati da Milano. I francesi e i piemontesi devono ritirarsi.
La guerra lasciò tristissime conseguenze; la popolazione urbana era raddoppiata per il gran numero di valligiani che avevano cercato rifugio in città, alterando la normale vita e imponendo l’urgenza di sfamare ed alloggiare persone senza tetto, senza pane e senza lavoro. E, terminata la guerra, le cose non migliorarono, perché dalla periferia, dai monti e dai colli, continuavano ad arrivare poveri, spinti dalla rabbia, dalla disperazione, dall paura. Bambini, giovani, madri, vedove, vecchi, religiosi: tutti hanno subito la violenza della guerra ed offese alla propria dignità.
Santa Virginia sa che è volere di Gesù che ella Lo serva nei poveri, in quei poveri. Per questo corre le strade della città per raccogliere denaro, vestiti, cibo; bussa alle case più ricche in nome dei poveri. Lei stessa apre il palazzo di Giorgio Centurione ed altri nobili seguono il suo esempio: Gio Francesco e Giovanna Lomellini, ad esempio, svuotano i loro granai ed arrivano al punto da vendere i loro arredamenti e i loro argenti per servire Cristo nei poveri.
La nostra Santa ha un piano preciso ed efficiente: nel nome di Cristo, presente nel povero, battere a tappeto la città per sapere e per rispondere in modo completo alle urgenze reali della miseria. Il suo programma incontra il favore e l’accoglienza di tanta parte della nobiltà genovese, al punto che S. Virginia organizzò le volontarie, le “Cento Dame”, in un’organizzazione autonoma e parallela a quelle già operanti.
Per loro scrisse una costituzione organica e concreta:
Si farà col nome di Dio una Congregazione di cento Gentil donne delle principali della Città… (1)
Si ripartisca la Città in venti Quartieri, et a venti Signore di detta Congregazione sia assegnato il suo, quale avrà pensiero, e cura fare e provvedere del pane del detto ufficio per mezzo d’un semplice biglietto, e di provvedere a detti Poveri di vestito, dormire, procurarle lavoro secondo le loro qualità, i putti mandarli alla scuola, sino a’età di dodici anni, poi impiegarli in qualche arte, le fanciulle l’esercitino in cucire…(4)
Le dame dovevano avere una chiesa dove pregare, adorare il Santissimo Sacramento, disporsi alla carità e S. Virginia scelse le Vigne: …perché nostra S. Incoronata delle Vigne è coronata protettrice di questa Serenissima Repubblica e Dominio, doveranno per ciò loro eleggersi detta Capella, con professar di voler vivere, e reggere detta opera sotto la sua protezione, che al sicuro resteranno benissimo appoggiate… (11).