ANTONIO MARIA GIANELLI (1789 – 1846), Vescovo e Fondatore
Nacque in Cereta, nelle estrema Liguria orientale, a quel tempo appartenente alla Diocesi di Genova e oggi Diocesi di Chiavari, il 12 aprile 1789, giorno di Pasqua. A diciannove anni, dimostrando chiari segni di vocazione alla vita ecclesiastica, fu presentato all’arcivescovo cardinale Giuseppe Spina, che lo accolse nel seminario.
Il 23 maggio 1812, a soli ventitré anni fu ordinato sacerdote ed inviato a svolgere il ministero nella chiesa di S. Matteo, celebre abbazia della famiglia Doria, che si trova vicina alla parrocchia delle Vigne.
Fu nominato insegnante nel seminario di Genova ed ebbe tra i suoi allievi il ven. Giuseppe Frassinett. Direttore di disciplina nel medesimo; arciprete di Chiavari; Vicario arcivesco¬vile per Chiavari; prefetto degli studi nel seminario chiavarese.
Nel 1827 fondò la congregazione dei Missionari di S. Alfonso per gli esercizi spirituali al clero e per le sacre Missioni Nel 1829 fondò la congregazione delle Figlie di N.S. dell'Orto - le Gianelline - perché provvedessero alle fanciulle più bisognose, ai poveri e agli infer¬mi. Nel 1837 venne nominato vescovo di Bobbio e consacrato l'anno successivo. A Bobbio promosse fortemente la catechesi, tenendo egli stesso lezioni di catechismo, le missio¬ni al popolo, la disciplina e la formazione del clero; tenne tre volte la visita pastorale a tutte le parroc¬chie della diocesi e due sinodi diocesani (1840, 1844). Nel 1838 costituì gli Oblati di S. Alfonso per la riforma del clero e la direzione dei seminari.
Morì a Piacenza il 7 giugno 1846, a 57 anni d’età, consumato dalla fatica. Nel 1920 Benedetto XV, l’ultimo Papa genovese, ne proclamò l’eroicità delle virtù; Pio XI lo annoverò fra i beati nel 1925. Pio XII lo proclamò santo nel 1951. La sua festa si celebra il 7 giugno.
Alle Vigne negli anni ’30 dell’Ottocento predicò una novena in preparazione alla Festa Patronale; ci sono rimasti molti appunti di quella predicazione: “Noi cristiani e devoti di Maria così poco pensiamo a Dio... Chi è ai giorni nostri che sappia rinunziare ad uno spettacolo, ad un divertimento, per fermarsi invece a pensare a Dio, o almeno per non scordarsi di Lui? Io non voglio dire con questo, che noi dovremmo abbandonare ogni cosa per ritirarci a non pensare che a Dio, come ha fatto Maria, ma voglio dirvi che quel non pensare mai a Dio, quel non cercare di averlo presente nelle nostre azioni, quel non ordinare almeno a Lui tutti i nostri pensieri... non può combinarsi con l'indispensabile precetto di amare Dio con tutta la men¬te. Ecco il sacrificio che noi dobbiamo fare con Maria: Proporre che da qui innanzi noi saremo premurosi non solo di amare Dio così virtualmente o per costume, ma ancora di pensare sovente a Lui, anzi, per quanto lo potremo, a Lui solo e alle cose che ci conducono a Lui”.